Project Management

Come Parlare in Pubblico

Prima di esporsi ad una audience sconosciuta, è bene conoscere i principi base del parlare in pubblico, se non restare delusi di sé stessi.

Lo scopo è farsi capire

La letteratura sul modo di parlare in pubblico è infinita, e se ne esce frastornati se si ascolta dal suggerimento dell’esperto di marketing al pistolotto di uno psicologo. Entrambi, a modo loro avrebbero ragione, ma, in fin dei conti, lo scopo principale della comunicazione è trasmettere con chiarezza un messaggio che possa essere compreso dalla nostra audience senza generare fraintendimenti.

I primi elementi da considerare sono:

  • A chi ci rivolgiamo ?
  • Cosa abbiamo da comunicare ?
  • Abbiamo trasmesso l’informazione in modo esauriente ?

Otteniamo buoni risultati se prepariamo il discorso in funzione dell’audience a cui è destinato ed dei mezzi disponibili per trasmetterlo. E’ diverso un discorso sentito per radio, da un discorso visto e sentito in televisione. A parità di discorso, la percezione visiva può risultare più comprensibile del solo ascolto, anche se, a volte, è vero anche il contrario in presenza di veri professionisti.

Il primo obiettivo della comunicazione è suscitare interesse in chi ci ascolta, altrimenti parleremmo al vento. L’attenzione dell’audience può essere rivolta anche al solo modo di presentare, aldilà dell’argomento. Pertanto diventa determinante il linguaggio “non verbale”. Per definizione, parlare in pubblico significa sapersi esprimere con un linguaggio accessibile all’audience, oltre al linguaggio del nostro corpo, caratterizzato dalla gestualità, il tono di voce, l’incontro degli occhi e tanto altro.

I predicatori salgono su un podio (anche su una semplice scala in Speak Corner a Londra) e si infervorano da soli, senza contraddittorio.

Speak Corner

Il bello della comunicazione invece è accertarsi che l’altro stia comprendendo il nostro discorso e ciò richiede più padronanza della gestione:

  • del pubblico,
  • dell’argomento,
  • del proprio tempo,
  • e del proprio corpo.

Quando non è possibile interloquire con l’audience si può ricorrere a degli slogan che sintetizzano il nostro messaggio, e se si diffondono tra il pubblico è segno che il discorso sta suscitato interesse. Non possiamo dire che è stato compreso, finché non avremo una controprova. Ad esempio, Obama ha coniato lo slogan “Yes, we can” e lo ha dato in pasto al suo pubblico. Solo ad elezioni vinte ha avuto la certezza che la sua audience lo ha ascoltato e gradito.

Yes we can

Per parlare in pubblico occorre:

  • Preparare ciò che intendiamo dire con in mente chi ci dovrà ascoltare.
  • Utilizzare mezzi di comunicazione appropriati, adatti alla circostanza.
  • Verificare a chi stiamo parlando.
  • Suscitare interesse, introducendo l’argomento senza dare nulla per scontato.
  • Essere chiari ed esaurienti, rispettando i tempi schedulati.
  • Stabilire e mantenere il contatto degli occhi di parte dell’audience, raccogliendo i segnali di ammirazione o di disapprovazione, modificando di conseguenza l’enfasi del discorso.
  • Raccogliere le osservazioni o semplicemente le domande di chiarimenti.
  • Fare domande per innescare un dialogo e raccogliere opinioni sul tema.
  • Dare risposte chiare ed esauriente, senza infierire su chi non condivide la tua tesi.
  • Stimolare la curiosità di chi ascolta con esempi, aneddoti o provocazioni.
  • Concludere, sintetizzando il messaggio promesso in fase di introduzione.

Con l’esperienza si possono escogitare anche altri espedienti, ma, per essere efficaci, bisogna mettersi in mente che stiamo parlando per l’audience e non per noi stessi. Il pubblico deve essere messo in condizioni di seguire il nostro ragionamento, convincersi che la tesi è corretta e che la nostra tesi è condivisibile, accettabile e  che potrà essere seguita.

La nostra audience può essere a vari stadi di conoscenza, non sempre i prerequisiti per partecipare ad un evento sono rispettati, perciò le nostre parole hanno effetti diversi sul pubblico, il quale gradualmente assimila i concetti ed entra in sintonia con noi, in fasi successive.

Bisogna diffidare di chi dice di aver capito immediatamente, magari, senza che avete ancora espresso il concetto per intero; potrebbe avere un secondo fine.

Invece, bisogna attendere con pazienza chi incontra qualche difficoltà e necessita di più particolari per sintonizzarsi su nostro discorso.

Se il nostro ragionamento è stato ben prospettato e poi sviluppato con coerenza, anche se in tempi diversi, tutta l’audience sarà in grado di apprezzarlo e condividerlo.

Qualcuno, per svariati motivi, può non condivide il nostro ragionamento, ciò non necessariamente dipende dalla qualità del nostro discorso. Poiché è naturale che accada, è  importante non lasciarsi condizionare dai dissenzienti, potrebbero essere persone prevenute, interessate ad una soluzione diversa, o semplicemente potrebbero essere incapaci di comprendere, per mancanza di prerequisiti di base. Un dissenziente è una grossa insidia che può condizionare o influenzare negativamente tutta l’audience. Questi casi vanno gestiti con la massima cautela, senza inveire contro il dissidente, ma anche senza dargli troppo spazio e dover poi confutare la sua tesi per recuperare il consenso degli altri.

In questi casi, di solito si ricorre a citazioni autorevoli o ad aneddoti calzanti, sperando che spazzino via le tesi dei dissenzienti. Ovviamente bisogna saperle proporre al momento giusto e in modo appropriato.

Parlare in pubblico significa comunicare: trasmettere un’istruzione, un compito, una richiesta di aiuto, una richiesta di sostegno (una donazione, un voto), un’idea, un progetto, lo stato di avanzamento di un progetto, etc.. Occorre farlo con chiarezza e con determinazione. Non c’è spazio per la timidezza.

Avremmo potuto comunicarlo formalmente per iscritto, ma se scegliamo la comunicazione orale  significa che intendiamo rafforzare il messaggio, arricchendolo della comunicazione non verbale, attraverso il linguaggio del corpo.

La comunicazione orale consente di esprimere un concetto con ricchezza di linguaggio, enfatizzando i punti essenziali del discorso con pause e ripetizioni.. E’ bene parlare  in modo semplice per farsi capire da tutti. Fare sfoggio di termini ricercati, può essere controproducente di fronte ad una platea con differenti livelli di scolarizzazione.

In certi ambienti (IT, Marketing) si esagera nell’utilizzo di acronimi di settore. E’ meglio evitare il ricorso eccessivo agli acronimi o ai termini scientifici e parlare con termini comuni “parla come magni”. Si ha la certezza di essere compresi da tutti, anche dall’erudito.  Al contrario, l’utilizzo di un linguaggio troppo erudito, mette in difficoltà chi non è a quel livello, con il rischio che smetta di ascoltare, rendendo la sua  partecipazione una perdita di tempo.

Oltre alle parole, riveste importanza fondamentale la gestualità, la postura, il sorriso, il contatto degli occhi, la distanza di chi parla rispetto a chi ascolta. La maggior parte di chi ascolta percepisce le parole ad intermittenza e le assimila solo se associate ad un gesto, un’espressione o un differente tono di voce.

Un discorso fatto con lo stesso tono di voce dall’inizio alla fine rischia di perdersi la maggioranza dell’audience lungo il suo percorso, anche se l’argomento tecnicamente viene trattato in modo ineccepibile. Uno speaker robot  rischia di essere anche ridicolo, se non varia il tono ed il timbro di voce per controllare il livello di attenzione del suo pubblico. Un differente tono di voce consente di mettere l’accento sui concetti più importanti. Per allentare la tensione, a volte, può essere utile, ricorrere ad una battuta che susciti un po’ di ilarità ed ottenere un sorriso da parte dell’audience. Si può ricorrere, se c’è il tempo, ad una pausa per una barzelletta appropriata, ma assolutamente senza esagerare distraendo troppo le persone che stavano seguendo senza difficoltà. Un aneddoto o un’esperienza reale può aiutare a ravvivare l’attenzione di un pubblico che mostra stanchezza di fronte ad un argomento barboso nel contenuto.  In questi casi, il presentatore fa la differenza.

Le persone amano il gossip, perciò un aneddoto o una storia vera non fanno differenza, l’importante è farli sognare con qualcosa che potrebbe capitare anche a loro.

La letteratura indica che almeno il 55% della comunicazione è del tipo “non verbale”, cioè riguarda il linguaggio del nostro corpo. L’aspetto generale, l’atteggiamento cordiale o distaccato, la postura corretta o goffa, la posizione delle mani, la gestione degli strumenti determinano in gran parte il gradimento dell’audience, a prescindere dai contenuti della presentazione.

L’atteggiamento mostra fin dal primo momento i segnali di sicurezza o di incertezza e di disponibilità verso il pubblico. Temere il pubblico  non ha senso, se siamo stati chiamati legittimamente a tenere quel discorso.

Se temiamo il pubblico è indice che c’è qualche insicurezza da rimuovere  con una maggiore preparazione.  La non curanza del pubblico è altrettanto deleteria, in quanto se l’audience avverte troppo distacco da parte di chi parla, nuovamente spegne l’audio e  comincia a pensare ad altro.

Il pubblico vuole essere rispettato. Mentre è comprensivo di fronte a qualche errore di chi parla, purché sia stata dimostrato tutta l’attenzione necessaria per l’argomento e per l’audience stessa. In certe situazioni, apparire “super eroi” disturba, mentre aiutare sempre mostrare il proprio lato umano. L’audience gradisce trovarsi di fronte ad una persona preparata con caratteristiche umani simili alle sue. In questi casi il pubblico accetta il motto “Yes, we can”  e si persuade della correttezza del nostro discorso. Esattamente quello che cercavamo di ottenere.

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