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15 Ottobre 2018

EDITORIALE: Sviluppo o Operazioni; forse DevOps

Una simpatica circostanza mi riporta ai bei tempi dell’autorevolezza dei Sistemisti da un lato e dell’influenza degli sviluppatori applicativi da un altro, con in mezzo l’Operativo che, in definitiva, garantiva il servizio quotidiano.

La contrapposizione ad arte tra Sistemisti, Sviluppatori e Operativo, produceva l’effetto “divide et impera”,  –  l’espediente di una tirannide o di un’autorità  per controllare e governare un popolo, provocando rivalità e fomentando discordie (wikipedia).

Da una diecina di anni circa, è sorto il movimento  DevOps che supera queste divisioni, promuovendo la massima collaborazione tra Sviluppatori (Dev) e Operativo (Ops).

Sviluppatori e Sistemisti hanno sempre avuto interessi contrastanti:

  • Gli Sviluppatori puntavano al cambiamento, creando nuovi prodotti.
  • I Sistemisti puntavano alla stabilità, cercando di consolidare il sistema e le applicazioni in esercizio, soppesando bene ogni cambiamento.

DevOps si propone di ridurre drasticamente questi contrasti, orientando  entrambi i gruppi verso il Valore di Business dell’Impresa. In fondo, i due gruppi lavorano per lo stesso scopo. Perciò, DevOps propone di integrare: Sviluppo, Operations, Quality Assurance e Gestione della Configurazione.

Questa è la nuova sfida dei sistemi informativi illuminati,  grazie alle tecnologie che consentono di creare un ambiente collaborativo, automatizzando al massimo l’area del testing e della distribuzione del software.

Un grosso contributo lo forniscono le metodologie Agile, Lean e ITSM, accelerando il processo di integrazione, ottimizzando lo sviluppo applicativo e il rilascio sempre più automatico delle modifiche al sistema di produzione.

Molte aziende stanno pensando seriamente all’approccio DevOPS, ridisegnando la propria struttura organizzativa e investendo  nella creazione di una nuova cultura aziendale. L’evoluzione verso un sistema DevOps sarà graduale, in funzione proprio del cambiamento culturale che riusciremo a trasmettere alle persone.

Con quest’approccio e con i programmi sempre più piccoli, si ridurranno i tempi del testing e del passaggio in produzione, attraverso l’automazione di tutte le fasi del testing. Il passaggio in produzione delle modifiche potrebbe essere completamente automatico e solo per scrupolo è ancora legato all’OK dello sviluppatore.

Promo

A breve proporremo una serie di corsi su DevOps, contando sul fatto che molte aziende sembrano già interessate. Se anche la tua azienda è sensibile alla filosofia dell’integrazione tra Sviluppo e Operation, promuovendo l’automazione per ridurre i tempi di rilascio delle applicazioni anche del 70%, contattaci, siamo perfettamente in grado di aiutarti.

Ecco alcuni corsi best seller della nostra offerta formativa:

Buon lavoro a tutti

Vito Madaio, PMP®, TSPM™, SMC™


REGOLE: Rispettiamo le Scimmie

Se è vero che  l’uomo proviene dalla scimmia, forse dovremmo avere più rispetto di quel simpatico essere che abbiamo catalogato tra gli animali.

Ecco due esempi basati sulla convinzione che una scimmia è sicuramente stupida.

1) Poka-yoke (o a prova di scimmia)

Poka-yoke (ポカヨケ)  significa a a prova di errore o letteralmente “a prova di scimmia“. Si tratta di un’espressione giapponese per indicare una scelta progettuale che limita il modo di compiere un’operazione. Esiste un solo modo corretto di eseguire un’operazione: Concetto: (yokeru) evitare errori di distrazione (poka).

Il cavo  può collegarsi soltanto alla prima presa, sperando che l’operaio non se lo infili in un occhio. A prova di scimmia, significa proprio che la scimmia non avrà altra scelta che la prima presa.

2) Teorema della Scimmia Instancabile (infinite Monkey Theorem)

Il teorema afferma che una scimmia che schiaccia tasti a caso su una tastiera, per un tempo infinito, sicuramente scriverà quasi un determinato testo, come, ad esempio, la Divina Commedia”. Se solo immaginiamo di aspettarci che scriva la parola “panorama” e molto più improbabile rispetto alla semplice parola “oca”.

Infatti la scimmia sicuramente scriverà quasi ogni possibile testo finito, un numero infinito di volte. Però, è estremamente improbabile che delle scimmie possano produrre un’opera come la Divina Commedia, anche in centinaia di migliaia di anni.

Given enough time, a hypothetical chimpanzee typing at random would, as part of its output, almost surely produce one of Shakespeare’s plays.

«Anche se disponessimo di un miliardo di scimmie che sapessero scrivere a macchina, sarebbe quasi nulla la possibilità che esse riuscissero a scrivere correttamente, durante un periodo pari all’età dell’universo, anche una sola terzina di Dante… » (Francis Crick)

I due esempi sopra fanno parte degli aneddoti a proposito di DevOps.

A nome delle scimmie.


ESPERIENZE: Internet of Thing (IoT)

In telecomunicazioni Internet delle cose (o, più propriamente, Internet degli oggetti o IoT, acronimo dell’inglese Internet of things) è un neologismo riferito all’estensione di Internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti. (così si legge su wikipedia).

Ma cosa è veramente questo IoT ?

Forse è qualcosa che già si insinua nella nostra vita e noi facciamo finta di non vederlo. Facciamo alcuni esempi semplici e persino banali:

  • Le società distributrici dei carburanti, gradualmente ci stanno imponendo di rifornirci da soli, guidati da un programma che ci indica la pompa e la quantità di carburante prelevabile. Ci hanno attirati nella trappola con lo sconto di qualche centesimo, ma adesso gradualmente stanno eliminando il personale e lasciando solo le pompe automatiche.
  • Quando avviamo le automobili moderne, un cicalino ci ricorda di allacciare le cinture di sicurezza, un altro ci indica che c’è una portiera aperta, un altro ci avvisa che abbiamo occupato il massimo possibile dell’area di parcheggio. Fra non molto avremo auto che freneranno per noi, guideranno per noi, dribbleranno i pedoni e così via.
  • Nel mio condominio, esistevano problemi di lettura dei contatori dell’acqua. Sono stati brillantemente risolti installando un contatore che consente l’autolettura in WI-Fi. Anziché dover bussare a 24 famiglie, entrare in casa, accedere al contatore e trascrivere le cifre indicate alla data, l’operatore, entrato nell’area del condominio in Wi-Fi. legge i consumi segnati da ogni contatore identificato da una semplice matricola associata ad ogni proprietario. Questo è un modo intelligente di evitare disturbi ai condomini, risparmiando tempo per la lettura che potrà avvenire in qualche ora piuttosto che una o due giornate.
  • Le società elettriche e del gas hanno adottato contatori con auto lettura da tempo, peccato che non sempre li sanno utilizzare.

Questi sono esempi banali di IoT. In pratica, le cose ci aiuteranno a vivere meglio, rendendosi riconoscibili e acquisendo intelligenza grazie alla possibilità di comunicare dati attraverso la rete.

Le cose si animano, reagiscono al raggiungimento di certe soglie, o semplicemente ci ricorderanno che avremmo dovuto assumere un farmaco. La lavatrice, ad esempio, già ci avvisa che ha finito il lavaggio.

Le tecnologie capaci di comunicare possono essere applicate a qualsiasi oggetto. Un semplice cicalino è banale, ma l’attivazione di un’applicazione remota è altra cosa, fosse anche soltanto la comunicazione di un allarme scattato. In generale si parla di: identificazione, connessione, localizzazione, capacità di elaborare dati e capacità di interagire con l’ambiente esterno.

I principali domini applicativi interessati allo sviluppo di IoT sono: Domotica, Robotica, Avionica, Industria automobilistica, Biomedicale, Monitoraggio in ambito industriale, Telemetria, Reti wireless di sensori, Sorveglianza, Rilevazione eventi avversi, Smart grid, Smart City, Smart Metering, Sistemi Embedded,
Telematica, Agricoltura, Zootecnia (fonte wikipedia).

Purtroppo non è tutto oro quello che luccica!

Teoricamente l’IoT ci proietta in un mondo migliore, lasciando fare alle macchine quello che avremmo dovuto fare noi con tutte le probabilità di errore umano.

Dal punto di vista sociale emergono alcuni interrogativi inquietanti:

  • Cosa ne sarà della privacy?
  • Come riusciremo a garantire la sicurezza?
  • Se ogni automazione ridurrà il bisogno di interventi umani, cosa ne sarà dei lavoratori?

A questi interrogativi, al momento non ci sono risposte chiare e chi vi dice di averle mente.

Gli effetti dell’IoT li vedremo nei prossimi anni, quando in nome dell’evoluzione tecnologica scompariranno molti mestieri. Bisogna inventarne altri. Ma riusciremo ad occupare tutti? Oppure andremo allo scontro tra chi sfrutterà le cose pensanti e le masse di maestranze  che riceveranno il benservito.


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