DevOps e Storia degli Automi

L’essere umano per diletto o per business ha sempre cercato di ridurre il lavoro fisico affidandolo a congegni capaci di dare  risultati in modo automatico.

DevOPs, l’ultimo movimento in materia di sviluppo software e gestione dell’operatività dei sistemi tra le altre cose, suggerisce di automatizzare al massimo il rilascio continuo di modifiche e nuove applicazioni.

L’automazione oltre a ridurre di qualche ordine di grandezza i tempi di verifica dell’integrabilità delle modifiche nel sistema esistente, garantisce anche l’eliminazione dell’errore umano. Pertanto, viene da chiedersi perché non ci abbiamo pensato prima!

In realtà ci hanno pensato già diversi secoli fa. Ad esempio, Filone di Bisanzio colloca le scoperte di Ctesibio intorno al 200 a.C. Il buon Vitruvio ha rispolverato parti dell’enciclopedia di Erone per apprendere delle tecnica alessandrina sulla costruzione di  di orologi ad acqua. Vitruvio riporta <.. gli orologi di Ctesibio presentavano figurine nobili, lancette girevoli, uova e bocce a caduta, squilli di tromba e altri accorgimenti per indicare il trascorrere delle ore, tutti azionati da un ingranaggio mosso a sua volta dall’acqua.>

Orologio ad acqua di Ctesibio, da Vitruvio, De Architectura, 1576

E’ molto stimolante riprendere la storia degli automi, per scoprire che con le tecnologie  impostare una pipeline di prove integrate del software è quasi un gioco da ragazzi. Con la differenza sostanziale che gli automi erano veramente “giochi”, sfizi con lo scopo di divertire o meravigliare, mentre l’automazione che proponiamo con DevOps è business puro: riduzione drastica dei tempi del testing delle applicazioni; centinaia di rilasci nella stessa giornata;  eliminazione dell’errore umano, etc.

Invito i Manager di tutte le aziende medio-grandi di considerare l’avvicinamento immediato alla cultura del DevOPs, cosa non facile da attuare come cambiamento culturale a partire dai vertici aziendali, qui di seguito riporto una storia interessante sulla produttività da un lato e sull’intrallazzo dall’altro.

Anche in tempi passati le persone di ingegno non erano prive di gelosie, ambizioni, ingordigia e tanta stupidità. Così va il mondo.  Ecco un racconto tratto da Storie di Automi” di Mario Losano, edizione Einaudi 1990.

I filgi di Musà

Ctesibio, Filone e Erone erano i punti di riferimento della scuola meccanica greca. Gli arabi hanno ripreso  e arricchito i modelli greci ed i loro manuali tecnici lasciandoci descrizioni e disegni di orologi meccanici. Si susseguirono diversi passaggi di queste conoscenze da Alessandria a Bisanzio e poi nella Persia dei Sasanidi. Non bisogna trascurare in questa fase l’influenza iranica, indiana e cinese.

I figli di Musà raccolsero e rielaborarono queste informazioni tramandandoci storie bizzarre, non dissimili da quello che accade oggi tra i nostri politici. I figli di Musà, Mohammed, Achmed e Hassan vissero nell’Ottavo secolo d.C.   Essi diedero continuità alla professione del padre Musà bin Shakir, masnadiero in gioventù e astronomo nella maturità. Ecco la storia:

“Dopo la morte del padre, l’educazione dei tre fratelli venne portata a compimento nell’accademia di Baghdad nota come “Casa della Saggezza”. Vi studiarono geometria, meccanica, musica e astronomia. Mohammed si dedicò soprattutto alla geometria e all’astronomia, Achmed alla meccanica e Hassan alla geometria.

Con Mohammed – il più noto, influente e versatile dei tre – la storia dei Banu Musà si ricollega a Costantinopoli: egli non soltanto finanziò varie missioni alla volta di quella capitale, ma vi si recò egli stesso alla ricerca di libri sull’intera tradizione scientifica greca. Rientrò a  Baghdad in compagnia di Thabit ben Qurrà, unoo dei maggiori traduttori arabi dal greco. Quest’ultimo, insieme con altri, venne stipendiato dai fratelli Musà per tradurre testi greci nella Casa della Saggezza.

Oltre che nella scienza greca, i Banu Musà erano immersi anche nella movimentata vita politica di Baghdad. Mohammed era il più coinvolto in essa e, insieme con il fratello Achmed, lavorò per il sultano al-Mutawakkil. Le loro cognizioni tecniche li rendevano infatti indispensabili progettisti e affermati imprenditori di opere pubbliche, con gli inevitabili imbrogli cha a queste ultime sogliono accompagnarsi.

Le rivalità politico-imprenditoriali rischiarono di essere loro fatali. Una di queste vicende merita di essere raccontata, per il curioso intreccio di intrigo politico e di sfrenata bibliofilia che la contraddistingue.

Dunque, essendo i tre fratelli entrati in conflitto con il celebre filosofo al-Kindi, ottennero dal Califfo di farlo cacciare e di potersi appropriare della su biblioteca.

Tra gli altri, fecero cacciare anche un ingegnere dell’entourage di al-Kindi, Sanad ben ‘Ali.

Ben presto però le parti si invertirono. I Banu Masà, avuta in appalto la costruzione di un canale dalle parti di Bassora, ne subappaltarono un settore a un ingegnere, che sbagliò i calcoli: il canale non avrebbe mai potuto raggiungere la profondità richiesta.

A questo punto il Califfo fece sapere ai tre fratelli che, se le voci su quell’errore si fossero rivelate fondate, li avrebbe fatti crocifiggere sulla riva del canale stesso.

La valutazione tecnica dei fatti spettava a Sanad, che barattò una propria perizia favorevole ai fratelli Musà contro la restituzione della biblioteca ad al-Kindi. Non appena il filosofo ritornò in possesso dei suoi libri, Sanad spiegò al Califfo che non v’era errore nella costruzione del canale, fidando nel fatto che il Tigri era in piena e prevedibilmente lo sarebbe stato per altri quattro mesi, mentre gli astrologi avevano predetto la morte del Califfo in tempi più brevi. E così sorprendentemente avvenne.

Il Califfo venne ucciso due mesi dopo, i fratelli Musà sfuggirono alla punizione, Sanad vendicò sé e il maestro, e il filosofo riebbe la sua biblioteca.

Quando la piena del Tigri scemò, gli unici a non trarre alcun tornaconto da quel canale semivuoto furono soltanto i contadini della piana di Bassora.”

Questa storia singolare sembra tratta da un giornale qualsiasi di oggi. L’intrigo, la falsità, l’inganno, l’astuzia sono ingredienti tipici degli imprenditori senza scrupoli, a volte attribuiti ai project manager, vasi di coccio, in cerca di qualche piccolo tornaconto.

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