Le certificazioni da Project Manager

Negli ultimi venti anni, è stato molto facile essere nominati “Project Manager” sul campo. In certi settori, addirittura per rimuovere un manager, lo destinavano ai progetti speciali, con il titolo pomposo di “Project Manager”.

Ultimamente, le aziende non possono più concedersi queste libertà, anche se godono ottima salute. Il ruolo di Project Manager deve avere un contenuto professionale ben preciso, con criteri di riconoscimenti univoci a livello internazionale. Infatti, ci sono una serie di organismi importanti che aiutano le persone a conseguire la credenziale giusta che certifichi di aver seguito un ciclo di studi specifici sul project management e di aver maturato una certa esperienza.

Un organismo di certificazione garantisce che le persone certificate (da non confondere con gli albi professionali) possiedano almeno tre requisiti:

  1. Titolo di studio (laurea o diploma),
  2. Esperienza,
  3. Percorso formativo specifico sulla disciplina.

In questo modo, perde di ogni significato la nomina da parte dell’azienda. In Italia, gli organismi di certificazione, riconosciuti da Accredia, assumono una importanza rilevante a seguito della legge n. 4 di Gennaio 2013 sulle professioni non regolamentate. Il presidente di Accredia ha affermato: “La certificazione delle figure professionali (certificazione delle competenze) è uno strumento primario alla base dei processi di costruzione e assicurazione della qualità ed è essenziale per i processi in cui la componente umana svolge un ruolo critico ai fini del raggiungimento di risultati “credibili”. Il valore aggiunto della certificazione rispetto ad altre forme di attestazione si misura attraverso lo strumento delle verifiche. Queste, effettuate da un ente certificatore di terza parte indipendente e, quindi, a tutele a del cliente, sono finalizzate alla valutazione dei prerequisiti del candidato, alla sorveglianza periodica e al rinnovo del certificato del professionista.

In questo scenario è bene avere dei riferimenti ben precisi per non perdersi nella marea di offerte formative con pseudo certificazioni fatte in casa.

Non si può impedire a chiunque di proporre una sua certificazione senza contenuti specifici, mentre è sempre più importante definire il valore da attribuire alle certificazioni in base alla credibilità dell’organismo che le propone e alla loro aderenza alle norme UNI e ISO.

L’arte di far accadere le cose si chiama “Project Management”, una disciplina basata su uno standard internazionale ampiamente riconosciuto, affiancato da una serie di metodologie che lo attuano. Mentre lo standard suggerisce “cosa fare”, le metodologie illustrano “come farlo”.

Può considerarsi “Project Manager” chi sa applicare uno standard attraverso una metodologia. Ad esempio, il PMBOK Guide (Project Management Body of Knowledge) è uno standard, mentre il Processo di Project Management TenStep e Prince 2 sono due metodologie commerciali.

Intorno alla disciplina del project management esistono diverse certificazioni per Project Manager, anche se nessuna ancora riconosciuta da Accredia secondo le leggi italiane.

La figura del project manager sta suscitando un grande interesse a tutti i livelli e sebbene tale interesse viene soffocato dalla situazione di crisi, è destinato ad esplodere al momento della ripresa. Occorreranno tanti Project Manager preparati e certificati dagli enti e dalle scuole specializzate, ma non più dalle singole aziende.

Una serie di gare pubbliche, ultimamente, impongono che la direzione lavori dei progetti pubblici venga affidata ad un Project Manager certificato.

Che senso avrebbe se l’azienda potesse certificare da sola la competenza dei propri project manager? Saremmo alla classica domanda: “Oste come è il vino?

All’uscita dalla crisi, lenta ma sicura, il mondo del lavoro sarà molto selettivo dato il numero di persone in cerca di un lavoro. Il mercato globale esigerà competenze allineate agli standard internazionali insieme ad un minimo di esperienza maturata su progetti riconoscibili.

Le aziende non potranno più fare a meno di qualificare le proprie risorse, sia per rispondere alle gare pubbliche, sia per essere realmente più competitive.

Non c’è più tempo da perdere!

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