Change Management o Gestione della Transizione

Troppa gente parla di project management e veramente pochi aggiungono qualche nuova idea.

Gli oltre 28.000 libri sul project management che si incontrano su Amazon,  si fermano quasi tutti al livello introduttivo: ogni giorno qualcuno scopre l’acqua calda.

A livello formazione, oltre 46.000 operatori  sono stati folgorati dal PMI, aderendo al programma REP (Registered Education Provider).

Alcuni di questi operatori parlano della disciplina senza una grande conoscenza dei fondamentali del project management. Altri si considerano creativi, ma in realtà, con le loro banalità, confondono ulteriormente le idee a chi vorrebbe capirci qualcosa. Sono veramente pochi gli operatori  in grado di avventurarsi nei dettagli dei processi di project management sulla base di esperienze effettive.

Come ogni altra, anche la disciplina del project management andrebbe trattata  a vari livelli di approfondimento:

  • livello base,
  • livello avanzato,
  • livello ricerca,
  • etc.

Chi si avvicina per la prima volta alla vera disciplina del project management, anche se, casualmente, ha gestito qualche progetto importante, dovrebbe  rispettare questi livelli di approfondimento senza capovolgere la sequenza.

Invece, in molti casi, la presunzione e la mancanza di esperienza  fanno azzardare affermazioni prive di senso della realtà. I politici sono un pessimo  esempio quando pretendono di mettere insieme:

“Stabilità” e “Cambiamento”.

E’ come dire fermate il mondo, devo governare io!

Fortunatamente, ci sono anche persone ragionevoli che hanno saputo  definire cosa è il cambiamento e quali effetti può avere sulle persone,  suggerendo validi modelli di change management per comprenderne le fasi evolutive dall’idea al  consolidamento della modifica, una volta realizzata.

Spesso, i nostri politici  cantano vittoria già all’annuncio di una idea. Poi quando miseramente viene accantonata o produce un fallimento, quella stessa idea diventa orfana, nessuno è disposto a riconoscerne la paternità.

Il cambiamento è inevitabile, come pure la resistenza delle persone a causa dell’incertezza e della turbolenza che comportano. Pretendere di fissare la stabilità  – condizione che andrebbe guadagnata sul campo, giorno per giorno – significa solo che le si attribuisce molta più importanza del cambiamento stesso ed è l’unica cosa che preoccupa chi detiene il potere.

Con dei validi processi di Change Management  dovremmo saper aiutare  le persone ad accettare il cambiamento, mitigando la loro resistenza ai vari livelli. La nostra credibilità è funzione della  nostra capacità di giustificare in modo convincente il cambiamento ai vari livelli di responsabilità:

  • Il project management suggerisce una serie di tecniche per proteggere l’ambito del progetto dalle troppe richieste di modifiche del prodotto da realizzare.
  • Il program management  si occupa dei benefici che un cambiamento può apportare all’intera comunità.
  • Il portfolio management si occupa dei costi e del ritorno di investimento di un cambiamento, oltre che dell’allineamento alle strategie.
  • Tutti questi processi saranno trattati nel corso  sulla  “Gestione della Transizione” .

Gestione della Transizione